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empre più spesso si sente parlare, sia dal lato dipendente che dal lato società, di welfare aziendale: soprattutto noi, in Italia, possiamo vantare predecessori illuminati di questa visione, il cui concetto chiave è quello del benessere del lavoratore quale strumento di miglioramento. Sia della vita aziendale che del rendimento nell’impresa.
Riferimento nella storia moderna fu, ad esempio, Adriano Olivetti, che fece scuola con le sue pratiche innovative per migliorare la vita dei dipendenti, aprendo la società italiana del Novecento all’idea di un progresso sociale che passava anche attraverso la qualità del lavoro.
Olivetti introdusse, fra le altre cose, gli asili nido aziendali, pensati soprattutto per le dipendenti donne; costruì quartieri residenziali con appartamenti a prezzi accessibili nei pressi dei suoi stabilimenti; offrì cure mediche ai dipendenti e le estese al nucleo familiare.
Puntò sulla formazione continua e sulla cultura, attraverso scuole e biblioteche aziendali, in modo da accompagnare i dipendenti, soprattutto quelli più giovani, nella crescita professionale e personale.
Fu un vero pioniere del sistema di welfare e il successo è dimostrato dalla reputazione e dall’influenza che l’azienda Olivetti ebbe sul tessuto sociale ed economico italiano.
Il concetto di welfare nasce comunque molto prima di Olivetti, con l’avvento della società industriale, quando ai dipendenti iniziarono ad essere offerti servizi di base come alloggi e spacci alimentari aziendali. Non pratiche largamente diffuse, ma abbastanza affinché si gettasse il seme della consapevolezza del benessere del dipendente, proposito su cui oggi qualsiasi amministratore d'azienda virtuoso si allea per la crescita della propria impresa.
Oggi il welfare aziendale, definito nella circolare INPS 49/2023 come l’attribuzione da parte del datore di lavoro ai dipendenti di un insieme di prestazioni, opere e servizi in forma di rimborso spese, in quanto finalizzate a migliorarne la vita privata e lavorativa, si sta sviluppando sempre più sulla base di importanti progressi, sia nell’ambito culturale che legislativo.
Il governo, attraverso la sua normativa fiscale, ha iniziato da anni a incentivare l’adozione del welfare tra le imprese emanando leggi, come quella di Stabilità del 2016, che hanno introdotto agevolazioni sempre più importanti per le aziende che scelgono di attuare dei piani di welfare.
Ad oggi, in Italia, grazie alla crescita del comparto industriale e ai benefici fiscali offerti dal governo, sono soprattutto le PMI a sfruttare e trarre beneficio dal welfare aziendale, una vera e propria leva strategica che soddisfa esigenze di varia natura: fringe benefits e servizi di ampio genere permettono di essere seriamente competitivi nell’acquisizione dei talenti utili all’azienda. Si fidelizzano i lavoratori, si genera un legame più costruito del basilare dare-avere fra dipendente e datore di lavoro, si favorisce l’implementazione costante degli asset aziendali e si muove economia sul territorio grazie alla selezione dei servizi offerti.
Soprattutto, dal lato aziendale, il premio per la produttività offerto a un dipendente, diventa un premio netto esentasse, un vantaggio fortemente strategico e concretamente solido per entrambe le parti.
Oggi molte aziende italiane adottano misure di welfare tra le più svariate: chi sceglie i servizi assicurativi per i dipendenti, come le polizze sanitarie, chi i programmi di formazione, chi i voucher dedicati alla famiglia.
Dal punto di vista del sistema-Paese, in termini di welfare state, siamo però ancora indietro rispetto a molte realtà europee, come Francia o Germania, dove l’adozione dei piani di welfare è molto più radicata e integrata nel sistema collettivo e nel comparto industriale: significa che in Italia la visione del sistema di welfare è ancora legata a una percezione di “servizio parallelo” piuttosto che di “servizio integrato” alle politiche pubbliche. La prospettiva italiana è comunque molto positiva, grazie anche al confronto sempre più immediato con le realtà globali: le aziende italiane possono e devono fare molto, con l’aiuto offerto dallo Stato, per costruire una sinergia con i propri dipendenti e le loro famiglie, allargandosi quindi alla comunità, al territorio, ottenendo dei solidi, concreti vantaggi, non solo fiscali, per tutti.
Questo articolo ti viene offerto dai nostri consulenti:
Fabrizio Masia, consulente assicurativo, Business Specialist, esperto di welfare aziendale.
Michele Di Summa, consulente assicurativo, Business Specialist e Risk Analyst.
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